Alessandro di San Marzano

Lettera a “Il Tirreno” del 7 maggio 1955
Caro Tirreno,leggendo sulla tua pagina l’articolo di Fenenna Bartolommei, “La strada di Guelfo”, il lontano passato mi ha proiettato, di colpo, come sopra un chiarissimo schermo della prima guerra mondiale che, narrandolo, non può che aggiungere gloria alla memoria del grande scomparso.La Brigata Granatieri di Sardegna, sostituita da altre Brigate nelle posizioni di Monte Baldo, raggiungeva nella notte dal primo al due agosto del 1918 il Pieve Vecchio, attendandosi lungo un tratto della riva sinistra di detto fiume. Alle ore cinque del due agosto le nostre artiglierie iniziavano un violentissimo tiro di sbarramento e annientamento. Alle ore sei i reparti d’assalto della Brigata scattavano all’assalto mentre i Granatieri di Sardegna, uscendo dai ripari, attaccavano il nemico alla baionetta.
Il nemico cercava di fermare l’impeto dei Granatieri con intenso fuoco, ma le sue prime difese venivano travolte. Il secondo battaglione del secondo Reggimento, del quale facevo parte, incontrò in modo particolare un’ostinata difesa, ma guidato dall’eroico suo comandante, maggiore Majoli. non smise la sua penetrazione se non quando le fortissime perdile, e primo tra tutti cadde il maggiore Majoli, non imposero una sosta.

Mentre il battaglione temporaneamente si fermava sulle posizioni conquistate, contenendo i contrattacchi nemici, fu mandato un tenente al Comando allo scopo di ottenere i rinforzi per alimentare un nuovo attacco. L’ufficiale raggiunse infatti un Comando che si trovava in terreno completamente scoperto e, con sua sorpresa, vide un corrispondente di guerra. Guelfo Civinini, che tranquillamente prendeva le sue note mentre tutt’intorno era un inferno di artiglierie nemiche e di esplosioni, tra il sibilare rabbioso delle schegge di granata.
L’ufficiale non poté fare a meno di esprimere la sua ammirazione a quel giornalista che con tanta noncuranza e tanto coraggio sfidava la morte, ma questi sorridendo rispose: – Sa, è il mio mestiere. Proprio in quel momento scoppiava a pochi metri dal Comando una granata che ci ricoprì di terriccio. — Annoti anche questa interruzione — disse l’ufficiale, mentre si scrollava di dosso la terra.
Civinini apprezzò la battuta di spirito e rise di cuore, come se invece di trovarsi esposto al pericolo in una prima linea se ne stesse al si-curo dietro alla scrivania di una redazione.Intanto, ottenuti i rinforzi, l’ufficiale raggiungeva il proprio battaglione e l’attacco riprendeva con pieno vigore. La battaglie per raggiungere il Piave Nuovo si protrasse per quattro giorni con dure perdite per entrambi le parti, ma, infine, il sei agosto eravamo padroni delle posi-zioni tra i due Piave. E in tutti quei giorni Civinini rimase sempre nelle primissime linee comportandosi con serenità ed ardimento, vivendo la vita stessa dei combattenti.
Alessandro di San Marzano allora tenente nel 2.o Battaglione del 2.o Regg. Granatieri di Sardegna
Pubblichiamo valentieri questa lettera del Conte di San Marzano che, come egli giustamente dice, non può che aggiungere gloria alla bella figura dei giornalista soldato. Ma quello che il Conte di San Marzano non sa è che Civinini. pochi giorni prima dell’ episodio narrato, e precisamente tra il 15 e il 16 luglio, si distingueva per un atto di maggior valore proprio nella Brigata Granatieri, guadagnandosì una medaglia al valore. Ecco la motivazione:
«Guelfo Cìvinini, corrispondente di guerra, durante un’azione violentissima, essendo per qualche tempo rimaste interrotte le comunicazioni con la prima linea in seguito a fuoco intenso dell’artiglieria nemica, si offriva spontaneamente di seguire l’aiutante dì campo della Brigata Granatieri onde avere notizie precise sull’azione ed assicurare la trasmissione al Comando qualora uno dei due fosse rimasto colpito».

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