Fabrizio Winspeare

in: Gli ottant’anni di Guelfo Civinini. Rivista di Livorno, N° 3, 1953
…Adolescenti, fin da allora imparammo ad amarlo per i suoi articoli lucidi, caldi d’entusiasmo, inebrianti per la loro maschia fortezza, e dove non si avvertiva il più lontano sentore di retorica.
Erano scritti da un uomo che – si sentiva benissimo – era avvezzo a pagar di persona. Non sapevano di lucerna e di tavolino, ma nascevano – e anche questo si sentiva – in mezzo al fragore delle cannonate, tra la polvere delle petraie carsiche o nel fango sanguinoso delle trincee…

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