Lucio D’Ambra

in: La partenza a gonfie vele. Corbaccio, 1928, pp.21-23
…Care ombre della nostra prima giovinezza letteraria…tra quanti allora eravamo, stretti in fraternità, nessuno raccoglieva più di Guelfo amicizie, simpatie, fervori, certezze nel suo avvenire. Caro monellaccio dell’ideale, camminava col cappello sulle ventitre, le mani in tasca, e tutta la poesia imaginabile e possibile nel cuore e su le labbra. Ad ogni angolo di strada diceva versi, i suoi bei versi nostalgici e musicali; e li diceva con una sua cantilena lenta, bassa e monocorde, che c’entrava pian piano dentro nell’anima per avvolgerla con la sua dolce monotonia…

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