Massimo Grillandi

in: La casa dei sette pini. Edizioni Scolastiche Mondadori, 1966, pp. 11-12
…Guelfo Civinini…offre, a eccezione delle poesie de L’Urna, una immagine ben diversa da quella che si è soliti attribuire ai”crepuscolari” nostrani…Il Civinini, eccettuati i versi giovanili con i quali pagò il suo tributo a quella che era, intorno al Novecento, l’atmosfera dominante nella nostra letteratura, fu per prima cosa, in arte come nella vita, un volitivo…
Niente stanchezza, quindi, nelle pagine del Civinini, né rinunzia, né abbandono a passato, restituito con piglio maschio e arguto non tanto sotto gli aspetti patetici o ambigui quanto come guida o avanscoperta del presente, che gli anni lontani contribuirono appunto a formare.
Pensiamo perciò che, nel quadro delle nostre lettere, la figura di Guelfo Civinini possa trovare la sua più degna sistemazione su quel versante “verista”, cioè attento alle cose, al vero, alla natura, che ebbe in Giovanni Verga e, in misura diversa, in Federigo Tozzi gli esponenti più validi…

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