Riccardo Marchi

in: Tre amici. Il Tirreno, 17/4/1955
…capitava spesso di dover contrastare con lui cavaliere fedele del vecchissimo mondo. Civinini non faceva mistero della sua ideale appartenenza alla scomparsa Accademia d’Italia. Figurarsi il suo stupore quando gli manifestai che le autorità della città natale, nonostante la diversità di opinioni, intendevano onorare il suo ottantesimo compleanno.
Gli era che negli ultimi anni, smaltito il veleno che ci avevano lasciato in corpo tante tristi vicende, la poesia ci affratellava nuovamente e ci imponeva il dovere di irradiare questa fraternità. Il demonietto della politica balzava fra di noi tuttavia ma non riusciva ad avvelenarci le parole. Si poteva, tutt’al più, alzare la voce come avvenne una notte nella saletta di una pensione del Viale Italia a Livorno.
Si era in periodo elettorale e lo spiffero polemico non poteva fare a meno di entrare nelle nostre conversazioni. Il terzo contendente, fra me e Guelfo, era Fabrizio Winspeare, medico ed umanista di valore che in quei giorni stava traducendo gli esametri del poema sulla sifilide di Girolamo Fracastoro: tre uomini di opinioni contrastanti, tre voci che si alzavano di tono – quella di Guelfo in modo particolare – ma sempre in chiave di sberleffo e di ironia; né posso dire con quale rispetto ne uscirono i capi ed i simboli della politica corrente durante quella memorabile contesa verbale.
Fu l’albergatore ad imporci di smetterla, essendo ormai notte tarda; né mai più gli succederà di trovarsi alle prese con tre maturi goliardi in contesa su di un argomento politico che si chiudeva tuttavia con tanto buonumore…

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