Biografia

Guelfo Civinini fu narratore, poeta e giornalista, uno dei più importanti della prima metà del XX secolo. Viaggiatore e brillante scrittore riportò sulla pagina i momenti più intensi e vivaci del complesso delle sue esperienze di inviato per il “Corriere della sera”.

La vita e la famiglia
Nacque a Livorno il 1° agosto del 1873 da Francesco e Quintilia Lazzerini, originari di Pistoia. Questi risiedevano a Grosseto, ma all’arrivo dell’estate, quando in Maremma si faceva più grave il rischio di contrarre la malaria, si trasferivano presso l’abitazione di alcuni parenti che abitavano a Livorno. Tale premura naturalmente fu tenuta anche l’anno in cui Quintilia era in attesa di Guelfo.
Guelfo trascorse l’infanzia a Grosseto, dove rimase precocemente orfano del padre. In seguito al secondo matrimonio della madre, con la famiglia si trasferì dapprima in Puglia e poi a Roma dove completò gli studi frequentando il liceo “UmbertoI”, di cui era allora preside il critico letterario Giuseppe Chiarini. Questi, che ne ammirava i componimenti scolastici, così una volta ebbe a rimproverarlo aspramente per una bugia: “Sai come finirai tu? Giornalista! Ecco, giornalista!”. E in effetti, dopo un breve periodo come impiegato al Ministero della Guerra, Guelfo riuscì ad essere assunto nel 1894 presso il giornale “La Riforma”. Intanto col fratello Ricciotto Pietro (anch’egli futuro scrittore) era diventato un frequentatore del cenacolo artistico che frequentava la “Saletta d’Aragno”, e cominciò a pubblicare racconti e poesie di tono crepuscolare. Nel 1898 sposò Giuseppina Mazzara Bridgtower, pronipote di un famoso violinista mulatto cresciuto alla corte d’Inghilterra, George Polgreen Bridgtower, con il quale Beethoven aveva per la prima volta eseguito la sonata poi dedicata a Kreutzer. Dal matrimonio nacque una figlia, Giuliana, che diverrà anch’essa giornalista e morirà tragicamente ancor giovane nel 1928.
Entrato al Corriere della Sera nel 1907, grazie alla segnalazione fatta da Ugo Ojetti al direttore Luigi Albertini, ne uscirà nel 1920 per divergenze sulla questione fiumana. L’uscita dal quotidiano lo indurrà ad intraprendere altre esperienze, come le due spedizioni in Africa Orientale e la pubblicazione di libri che raccoglievano ricordi e novelle  di ambientazione africana e maremmana. Dagli anni ’30 si era trasferito a Firenze, dove visse durante il periodo bellico e negli anni immediatamente successivi. Nel 1934  aveva acquistato dal Demanio una vecchia torre senese a Santa Liberata sull’Argentario e, avendola adattata ad abitazione, vi trascorreva gran parte dell’anno.  Rimasto vedovo, lo scrittore si sposò nel 1941 in seconde nozze con Antonietta Germani (Nietta), dalla quale, nel 1944, ebbe una bambina, Annalena. Il suo perenne bisogno di vagabondaggio lo portò infine negli ultimi anni a trasferirsi a Viareggio.
Colpito da un ictus nel 1953, morì a Roma il 10 aprile del 1954.

Giornalista
Civinini fu un grande giornalista: qualsiasi argomento trattasse, fossero fatti di cronaca cittadina o gli orrori della guerra, riusciva ad avvincere il lettore grazie alla sua capacità di cogliere gli aspetti essenziali di ogni fatto e alla leggerezza della sua scrittura, che era di alto livello stilistico, ma allo stesso tempo accessibile. Tra i suoi allievi va citato il grande Indro Montanelli che conservò sempre un ricordo devoto per il maestro.
Per il Corriere della Sera  fu inviato alla guerra libica (1911-12), mentre in occasione della prima guerra mondiale, dal luglio 1915 al marzo 1916, fu incaricato di descrivere la situazione politica dalla Grecia fino alla Scandinavia, (articoli raccolti poi in “Viaggio intorno alla guerra – Dall’Egeo al Baltico”) e successivamente inviato nella zona del fronte.
Fu con D’Annunzio a Cattaro (e successivamente a Fiume). In una nota di istruzioni ufficiose dirette al Comando di guerra, successiva alla disfatta di Caporetto, di cui la famiglia dello scrittore conserva una velina, si suggerisce di tenere lontani i giornalisti perchè fanno danno e sono odiati da ufficiali e soldati, ma con questa precisazione: :”….C’è fra i giornalisti uno solo che si salva perché ha fegato e perché sa avvicinare il soldato: Civinini; ma Barzini, ma Fraccaroli: i combattenti li ridurrebbero in polpette.” Grazie a questo suo temperamento di giornalista che intendeva vivere personalmente ciò che raccontava ai lettori, fu decorato con quattro medaglie di bronzo, due nella guerra libica e due nella Grande Guerra. Ottenne anche una quinta decorazione, la croce di guerra al V.M. durante la guerra d’Etiopia.

Narratore, poeta e librettista
Per quello che riguarda la sua attività di narratore Civinini ha quasi sempre preso spunto dai suoi ricordi personali, dall’infanzia come in “Odor d’erbe buone” e “Pantaloni lunghi”, alla maturità come in “Poi ci si ferma”, “Libro dei sogni”, “Racconti di ieri”, “Lungo la mia strada”. I viaggi africani sono ricordati in particolare in “Ricordi di carovana”, “Tropico e dintorni”, “Sotto le piogge equatoriali”, Vecchie storie d’oltremare”, Quand’ero re”. Durante il periodo in cui si stabilì nella Torre di Santa Liberata, sull’Argentario, scrisse poi “Trattoria di paese” e “Gesummorto”, raccolte di racconti che parlano dell’Argentario e della Maremma.
Fu anche librettista per Puccini (1908-09) con “La fanciulla del West” ispirata al dramma “The Girl of the Golden West” di David Belasco. Civinini fu proposto da Giulio Ricordi in sostituzione di Carlo Zangarini con cui il Maestro aveva interrotto la collaborazione.
Come poeta è da considerarsi un crepuscolare. Tra le sue principali raccolte di poesie: “L’urna” (1901) e “I sentieri e le nuvole” (1911).

Documentarista e africanista
Lavorò anche per l’Istituto Luce. Nel 1923 ad esempio, insieme all’operatore di guerra Pier Ferdinando Martini, con una spedizione dall’Eritrea al lago Tana, realizzò il reportage “Aethiopia”, nel quale le regioni attraversate erano descritte con occhio etnografico e tutt’altro che imperialista.
In Etiopia, da Addis Abeba a Cartum, Civinini tornò poi nel 1926 per cercare i resti dell’esploratore Vittorio Bottego. Da questa avventura nacque il libro “Un viaggio attraverso l’Abissinia sulle orme di Vittorio Bottego” (Roma, Unione Editoriale d’Italia, 1928).

Critico d’arte…..e talent scout
Di assoluto rilievo anche il lavoro svolto da Civinini nei primi anni del ‘900 come critico d’arte per conto dei giornali La Patria e L’Avanti della Domenica. Un lavoro che condusse spesso in polemica con l’accademismo ufficiale, promuovendo con le sue recensioni quei giovani artisti che con idee nuove si discostavano dai canoni di un’arte che giudicava ormai esaurita, come Domenico Baccarini, pittore e scultore faentino. Anche la carriera letteraria di Elsa Morante ebbe inizio con l’aiuto di Civinini, cui la scrittrice, allora diciottenne, nel 1930 si rivolse con una lettera di ammirazione e di presentazione. Ne nacque un’amicizia testimoniata da alcune lettere pubblicate nel volume “L’amata – Lettere di e a Elsa Morante” (Einaudi, 2012). Da tali lettere si evince anche una partecipazione della scrittrice alla stesura del libro per bambini “Scricciolo & C”.

Posizioni politiche
E’ opportuno, raccontando per sommi capi la vita di questo  personaggio, dedicare un breve paragrafo alle posizioni politiche che ha realmente assunto.
Nato da padre garibaldino, dopo i primi entusiasmi giovanili anarchico-libertari, nella maturità si schierò nella corrente nazionalista, sostenuto da una sua forte idea di Patria, e aderì successivamente, come molti intellettuali, al fascismo, mantenendo però senso critico e autonomia di pensiero. Nominato Direttore Coloniale  a Zavia, in Libia, nel 1929, fu rapidamente sollevato dall’incarico per aver emesso delle sanzioni contro il fattore di un gerarca che maltrattava gli indigeni. Partecipò all’intervento in Etiopia, ma dopo l’alleanza con Hitler e le leggi razziali ritenne definitivamente conclusa la sua militanza fascista e rifiutò, da allora in poi, di continuare a ritirare la tessera del PNF, non esitando a criticare apertamente Mussolini, con la consueta e ruvida franchezza, e, dati i tempi, con notevole sprezzo del pericolo.
Contariamente a quanto viene erroneamente riferito in alcuni siti internet Guelfo Civinini non aderì mai alla Repubblica Sociale Italiana. L’avversione che provava per questo tentativo di rinascita del regime fascista, questa volta manovrato direttamente da quello nazista, non avrebbe potuto essere più profonda. La cosa fu risaputa, tanto che il governo di Salò vietò la vendita dei suoi libri, in quanto “scrittore non gradito”. E non fu dimenticata dopo la Liberazione, se è vero che alcune città che gli hanno dedicato una loro via o una scuola, anche città governate dal Partito Comunista.

Riconoscimenti
1906, premio letterario per la novella “Gattacieca” (giuria presieduta da Giovanni Verga)

1933, premio Mussolini per la Letteratura dall’Accademia d’Italia

1937, premio Viareggio per Trattoria di paese

1939, nomina ad Accademico d’Italia

1951, premio Marzotto minore ex-aequo per Racconti di ieri

1953, premio speciale Marzotto per la narrativa per Lungo la mia strada

1953, medaglia d’oro della città di Livorno per gli 80 anni

1966, antologia scolastica per le medie La casa dei sette pini, a cura di Massimo Grillandi, Mondadori

Nel 1967 il Comune di Livorno intitolò a Guelfo Civinini una strada nel quartiere di “Banditella”
Nel 1975 il Comune di Livorno, per onorare la memoria dello scrittore, collocò una lapide commemorativa nel Famedio di Montenero, luogo deputato a conservare il ricordo dei personaggi illustri della città.
A Guelfo Civinini sono state intitolate vie anche a Roma, a Grosseto e a Porto Santo Stefano. Ancora oggi l’opera di Civinini è oggetto di vari saggi e tesi di laurea.
Il ritratto in alto è opera del grande fotografo Bruno Miniati.

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